Che fine hanno fatto i nostri principi fondamentali come il rispetto della persona, della sua dignità e dell’eguaglianza a fronte della schedatura dei rom e al prelievo delle impronte anche ai bambini? Quante volte abbiamo visto bimbi rom agli angoli delle strade, alle fermate dei pullman, ai semafori delle città. Ebbene, la problematica di una sicurezza di cui abbiamo sempre più bisogno si risolve in questa maniera? Certo che no. Ho molto apprezzato un articolo uscito ieri su "la Repubblica" a firma di Stefano Rodotà, il quale affermava: “Cambia il modo stesso di intendere la persona, parcellizzata e sempre disponibile per chi voglia impadronirsi dei suoi frammenti, per identificarla, controllarla, discriminarla”. Questo sta accadendo con una scelta del Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che riapre scenari già dolorosamente noti e che hanno portato col tempo a vere e proprie persecuzioni.Emergenza rifiuti. Bertolaso, in una recente intervista, ha affermato che nel programma delle discariche da aprire, approvato dal governo Berlusconi, il Formicoso, nel territorio del Comune di Andretta - località Pero Spaccone - in provincia di Avellino, resta candidato. Dopo Ariano e Savignano, sarà la volta dell'Alta Irpinia? E’ troppo. Non starò a ripetere sempre le stesse cose, ma alcune le voglio sottolineare. Si registra uno strano silenzio proprio del mio partito su questa vicenda. Possibile che il piano proposto da Berlusconi convinca fino in fondo il governo ombra del Pd? Non credo al fatto che i sacrifici vadano fatti e anche la provincia di Avellino deve farli. Non funziona. L'Irpinia ha dato abbastanza a fronte del 5% di rifiuti prodotti rispetto all'intera regione. Sono le forze politiche e le istituzioni che non hanno dato e non continuano a dare. Bertolaso ha affermato che per risolvere l’emergenza rifiuti si riparte da Savignano. Io ritengo che sia fin troppo facile scavare fossi in una terra già martoriata da emigrazione e abbandono e non, invece, fare in modo che la raccolta differenziata parta in una città come Napoli e nella sua provincia che producono quasi il 60% dei rifiuti campani. Altro elemento. Possibile che il sindaco di Andretta sia rimasto solo in questa battaglia. Il suo (il mio) partito, il Pd, possibile sia soltanto alle prese con il congresso? Da parte mia ho fatto quel che era nelle mie forze. Ho lavorato per il mio territorio, molti altri non hanno fatto lo stesso pur ricoprendo ruoli politici e/o istituzionali. E la vicenda dell'emendamento proposto dall'irpino dell'Mpa, Arturo Iannaccone, che cercava di tirare fuori il Formicoso dall'elenco dei buchi da riempire di spazzatura di ogni genere, bocciato tra l'altro con il voto contrario degli stessi irpini Pionati (Udc), Cosenza (An) e Milanese (FI) e l'astensione di Rotondi (Dca) e Pugliese (FI), resta una bruttissima pagina. Con il Partito Democratico che si accinge sabato a celebrare il suo primo congresso in provincia di Avellino si riparte, ma questa volta dai problemi. Su questo ci sarà il mio impegno. Basta con gli appetiti personali, che non risolvono le questioni, ma soddisfano soltanto qualche aspettativa che prima o poi scoppierà come una bolla di sapone.
Fronte rifiuti: una novità e un invito.
1) Pare che dell'ipotesi di realizzare una mega discarica in località Pero Spaccone ad Andretta si riparlerà tra un anno... Una vittoria che, se confermata, darebbe respiro al Formicoso per altri 12 mesi. Per la notizia vai qui.
2) Siamo tutti chiamati a prender parte alla manifestazione che si terrà domattina ad Avellino per ribadire il no all'idea di trasformare l'Irpinia in pattumiera regionale. Purtroppo per impegni precedenti non potrò esserci, ma il mio contributo di idee l'ho dato oggi con la pubblicazione del seguente intervento sul Corriere dell'Irpinia.
Se tutta la politica non sarà domani a Pianodardine.
Quello che sta accadendo in provincia di Avellino, soprattutto dopo l´indicazione nella mappa delle discariche di Pero Spaccone ad Andretta, nel cuore dell´Alta Irpinia, ha molto a che fare con la qualità del coraggio da mettere in campo per ridare speranza alle piccole comunità, tornate di attualità soprattutto con l´emergenza rifiuti. Le istituzioni territoriali hanno rinnovato una solidarietà perduta, un confronto necessario, utile. Abbandonato l´imbarazzante silenzio del passato, i sindaci hanno capito che avere cultura di governo significa gestire le cose più difficili usando come bussola l´interesse del territorio e non quello del proprio destino politico o del proprio campanile. Una risposta politica innovativa che andando oltre la gestione del presentismo pone riparo ai guasti di un passato recente in cui sono stati tanti gli esili nei confronti di chi rilanciava sulla necessità di una ridisegnazione del ruolo della provincia di Avellino nel quadro regionale. In questo percorso la città di Avellino poteva ritrovare il suo ruolo di coordinamento. Proprio, per un ragionamento giusto, occorre operare un cambiamento nell´atteggiamento che non è soltanto rivolto a chi sta al potere ma chiama in causa la singola responsabilità dei politici eletti in Irpinia. Una sfida all´ordine esistente, del resto ogni cambiamento esige a uomini e donne di essere disposti a rischiare quello che hanno già. Non si può essere rappresentanti del popolo come se si stesse seduti in cima a una colonna nel deserto, guardando con distacco quanto accade intorno. La nuova stagione politica chiede, a chi la vuole praticare, competenze, capacità ma soprattutto passione, voglia di prodigarsi, esempi nei comportamenti. Anche perché la gente avverte, si accorge di chi vive dei valori che enuncia nei suoi discorsi. Domani, si terrà la manifestazione a Pianodardine, sarà un momento per capire meglio la politica come si muove in questa provincia.

Art. 9 del DECRETO-LEGGE 23 maggio 2008, n. 90
"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini".

Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992)
Ricordo bene il volto di Aldo Moro durante le cronache del suo rapimento con il telo alle spalle raffigurante la stella a 5 punte e la scritta Br. Nella memoria è abbastanza chiara, inoltre, l'immagine del suo corpo senza vita rannicchiato nella Renault.
A 30 anni dalla sua morte, tra le tante parole dette, mi sento di condividere molto quelle pronunciate dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Colpendo a morte Aldo Moro, le Br non scelsero un obiettivo simbolico, ma decisero di colpire il perno principale del sistema politico ed istituzionale su cui poggiava la democrazia repubblicana".
L'uccisione di Moro è stata un attentato allo Stato e alla democrazia. Il suo disegno politico, se lui fosse sopravvissuto - e se fosse scampato anche alle imboscate di molti suoi amici di partito - avrebbe portato l'Italia ad essere una nazione dove l'alternanza di governo sarebbe stata un processo senza traumi e senza improvvisazione. In Aldo Moro risiede la vera natura di statista lungimirante e realista. Per me resta uno straordinario esempio di politico serio. Un ringraziamento a lui, agli uomini della scorta, caduti nell'attentato, e ai tanti che in politica - e non solo - si battono per la costruzione di un mondo migliore.