2 GIUGNO: PARATA SOTTO LA PIOGGIA E SENZA MINISTRI LEGA
Un grande tricolore posto sulla facciata del Colosseo ha fatto da sfondo questa mattina alla parata militare del 2 giugno che ha voluto celebrare il 62° anniversario della nascita della Repubblica. Una parata, quella che si è snodata come tradizione, lungo via dei Fori Imperiali, contraddistinta dalla pioggia ma anche dall'assenza, tra le autorità, dei ministri della Lega.
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Da una maggioranza parlamentare e da un governo, al cui interno alcuni non riconoscono il valore e il significato della fondamentale conquista repubblicana, cosa ci si può aspettare? Di tutto. Purtroppo.
Ricordo bene il volto di Aldo Moro durante le cronache del suo rapimento con il telo alle spalle raffigurante la stella a 5 punte e la scritta Br. Nella memoria è abbastanza chiara, inoltre, l'immagine del suo corpo senza vita rannicchiato nella Renault.
A 30 anni dalla sua morte, tra le tante parole dette, mi sento di condividere molto quelle pronunciate dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Colpendo a morte Aldo Moro, le Br non scelsero un obiettivo simbolico, ma decisero di colpire il perno principale del sistema politico ed istituzionale su cui poggiava la democrazia repubblicana".
L'uccisione di Moro è stata un attentato allo Stato e alla democrazia. Il suo disegno politico, se lui fosse sopravvissuto - e se fosse scampato anche alle imboscate di molti suoi amici di partito - avrebbe portato l'Italia ad essere una nazione dove l'alternanza di governo sarebbe stata un processo senza traumi e senza improvvisazione. In Aldo Moro risiede la vera natura di statista lungimirante e realista. Per me resta uno straordinario esempio di politico serio. Un ringraziamento a lui, agli uomini della scorta, caduti nell'attentato, e ai tanti che in politica - e non solo - si battono per la costruzione di un mondo migliore.
Alle fronde dei salici - Salvatore Quasimodo
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
Per celebrare il 63esimo anniversario della Liberazione d'Italia dal nazifascismo, è in corso a Bisaccia il forum d'ascolto con i giovani del Partito democratico dell'Alta Irpinia. L'incontro, da me fortemente voluto, rappresenta l’occasione per ragionare su come ripartire con una rinnovata azione politica. E non sarà una discussione di carattere storico sulla Liberazione, ma partendo da essa rifletteremo sui valori che questa conquista ha espresso nella storia e più in generale nella nostra democrazia.
Democrazia spesso calpestata, come è accaduto ieri quando, nell'ambito di una manifestazione organizzata dal Pd della Provincia di Avellino, è stato impedito di prendere la parola a me, a Lara Lanni, Luana Evangelista, Anna Marro, Marisa Di Cecilia e a Carmelina Chiaradonna delle Assemblee nazionale e regionale, per cui abbiamo abbandonato l'assise auspicando che "il percorso democratico all’interno del Pd possa trovare occasioni in cui vengano ristabilite opportunità, regole e partecipazione".

«Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi».
"Personalmente mi considero la minoranza di uno"
Fabrizio de Andrè
(Genova-Pegli, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999)

"Se lassù decidessero: Mastroianni lo facciamo campare fino a 150 anni, non potrei fare a meno di chiedermi: e dopo?".
Marcello Vincenzo Domenico Mastroianni
(Fontana Liri, 28 settembre 1924 – Parigi, 19 dicembre 1996)
Un anno e mezzo dopo la frana di Quindici che uccise undici persone, nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1999 Cervinara e San Martino Valle Caudina furono travolte da un'ondata di fango: 6 le vittime.
Il ricordo di quest'ultimo tragico evento in uno struggente articolo pubblicato oggi su Retesei.it: "Domani notte saranno trascorsi esattamente otto anni. Il tempo corre e la gente dimentica, dimentica troppo in fretta. Dal dicembre del 1999 sono avvenute tante cose. Si sono succeduti cinque governi di destra e di sinistra, siamo entrati nell’euro, internet è una grande realtà ma la situazione alla frazione Ioffredo di Cervinara è identica a quella terribile notte. Pioveva quella notte tra il 15 ed il 16 dicembre. Pioveva tanto e lo faceva da giorni. All’improvviso una massa di fango si staccò dalla montagna e si abbattè sulle case. Morirono cinque persone in quelle ore a Cervinara e poi un’altra a San Martino Valle Caudina. Qualcuno si ricorda i loro nomi?". [Continua a leggere qui]